C.5. Programmi Debian per il partizionamento

Gli sviluppatori Debian hanno adattato vari programmi per il partizionamento in modo che funzionino su vari tipi di hard disk e su varie architetture di sistema. Quello che segue è un elenco dei programmi disponibili a seconda dell'architettura.

partman

Lo strumento di partizionamento raccomandato da Debian. Questo “coltellino svizzero” dai mille usi, può anche ridimensionare le partizioni, creare file system (ossia “formattarli” nel gergo di Windows) e assegnarli ai punti di montaggio.

fdisk

Il partizionatore originale di Linux, riservato ai guru.

Occorre fare attenzione se si hanno partizioni FreeBSD sulla propria macchina: i kernel del sistema d'installazione comprendono il supporto per queste partizioni, ma all'interno di fdisk esse potrebbero avere dei nomi di device diversi. Si veda il Linux+FreeBSD HOWTO.

cfdisk

Un partizionatore semplice, con interfaccia a schermo intero, adatto a tutti.

Si noti che cfdisk non riconosce le partizioni FreeBSD, quindi anche in questo caso i nomi dei dispositivi potrebbero risultare diversi da quanto ci si aspetta.

Uno di questi programmi verrà eseguito in modo predefinito quando si seleziona Partiziona un disco. Si potrebbe anche usare un programma di partizionamento diverso tramite la riga di comando sulla seconda console, questa operazione non è raccomandata.

Occorre anche ricordarsi di marcare la partizione di boot come “Avviabile”.

C.5.1. Partizionare per Intel x86

Se si usa già un altro sistema operativo come DOS o Windows e si intende preservarlo mentre si installa Debian, potrebbe essere necessario ridimensionare la sua partizione per liberare spazio per l'installazione di Debian. L'installatore supporta il ridimensionamento dei file system FAT e NTFS: arrivati alla fase di partizionamento, occorre selezionare l'opzione Manuale e poi scegliere la partizione esistente da ridimensionare.

Il BIOS dei PC comporta alcuni vincoli riguardanti il partizionamento del disco. C'è un limite al numero di partizioni “primarie” e “logiche” che possono essere contenute in un disco. Inoltre, i BIOS anteriori al periodo 1994–98 contengono limitazioni sulla posizione del disco che può essere avviata dal BIOS. È possibile trovare maggiori informazioni nel Linux Partition HOWTO e nella Phoenix BIOS FAQ, ma questo capitolo contiene una breve panoramica utile nella maggior parte delle situazioni.

Le partizioni “primarie” sono il tipo di partizione tradizionale per i dischi dei PC. Tuttavia, possono esisterne al massimo quattro per ogni disco; per superare questa limitazione, sono state introdotte le partizioni “estese” e “logiche”. Impostando una partizione primaria come partizione estesa, è possibile suddividere ulteriormente lo spazio allocato a questa partizione in più partizioni logiche. È possibile creare fino a 60 partizioni logiche per ogni partizione estesa, ma è possibile avere solo una partizione estesa per ogni disco.

Linux limita il numero delle partizioni per disco a 15 partizioni sui dischi SCSI (3 partizioni primarie e 12 partizioni logiche), e a 63 partizioni sui dischi IDE (3 partizioni primarie, 60 partizioni logiche). Tuttavia, il sistema Debian GNU/Linux standard fornisce solo 20 file di device per rappresentare le partizioni, quindi se si intende creare più di 20 partizioni occorrerà prima creare manualmente i device per le nuove partizioni.

Se si possiede un disco IDE grande e non si sta usando né l'indirizzamento LBA, né i driver talvolta forniti dai produttori di hard disk, allora la partizione di avvio (quella che contiene l'immagine del kernel) deve trovarsi all'interno dei primi 1024 cilindri del disco (di solito circa 524 MB, senza traduzione da parte del BIOS).

Questa restrizione non è rilevante se si possiede un BIOS più recente del periodo 1995–98 (a seconda del produttore) che supporta la “Enhanced Disk Drive Support Specification”. Sia Lilo, il Linux loader, sia il programma alternativo di Debian mbr devono affidarsi al BIOS per leggere il kernel dal disco e caricarlo nella RAM. Se il BIOS supporta le estensioni int 0x13 per l'accesso ai dischi grandi, queste verranno utilizzate; altrimenti occorrerà utilizzare la vecchia interfaccia di accesso al disco, che non può accedere porzioni del disco che si trovano oltre il 1023-esimo cilindro. Una volta avviato Linux, qualsiasi sia il BIOS del computer, queste restrizioni non sono più vincolanti, visto che Linux non usa il BIOS per accedere al disco.

Se si ha un disco grande, è possibile che si debbano usare tecniche di traduzione del numero di cilindri da attivare nel proprio BIOS, come ad esempio l'LBA (Logical Block Addressing) o la modalità CHS (“Large”). È possibile trovare maggiori informazioni su questo problema nel Large Disk HOWTO. Se si usa uno schema di traduzione del numero di cilindri e il BIOS non supporta le estensioni per l'accesso ai dischi grandi, allora la partizione di avvio deve essere compresa all'interno del 1024-esimo cilindro nella sua rappresentazione tradotta.

Il modo consigliato di risolvere questo problema consiste nel creare una piccola partizione (25–50MB dovrebbero essere sufficienti) all'inizio del disco, da usare come partizione di avvio, e di creare tutte le altre partizioni nello spazio rimanente. Questa partizione di avvio deve essere montata su /boot, la directory destinata a contenere i kernel Linux. Questo tipo di configurazione funzionerà su tutti i sistemi, sia che venga usato l'LBA o la traduzione CHS, e a prescindere dal fatto che il proprio BIOS supporti le estensioni per l'accesso ai dischi grandi.